Giurisprudenza

Codatorialità tra impresa italiana e controllante estera, licenziamento e repêchage

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Un lavoratore impugna il licenziamento per giustificato motivo oggettivo nei confronti sia della società italiana datrice di lavoro, sia della sua controllante estera, deducendo di aver ordinariamente svolto la propria attività lavorativa indifferentemente in favore di entrambe.

Il Tribunale, accertato all'esito di istruttoria testimoniale l'effettivo svolgimento di attività lavorativa "promiscua", accoglie il ricorso sotto il profilo del mancato assolvimento dell'onere di repêchage, in quanto l'obbligo ricomprende necessariamente non solo il perimetro dell'impresa italiana, ma anche quello della sua controllante estera.

Il regime sanzionatorio, in regime di "Jobs Act", è quello riservato ai dipendenti delle imprese con meno di 16 dipendenti, non essendo considerato l'organico della società estera ma solo quello dell'impresa italiana. Il risarcimento viene comunque quantificato in dodici mensilità, dal momento che la Corte Costituzionale con sentenza n. 118/2025 ha abolito il tetto delle sei mensilità precedentemente previsto.

Tribunale di Milano 4.2.2026, n. 580

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